Ah, questo Ivan Cotroneo. Un giorno mi ha scritto che «il cuore» di questa sua «cronaca» sarebbe stato «un romanticismo senza pudore, una storia d'amore e d'abbandono che non si vergogna di essere assoluta, come nelle Poesie del disamore di Cesare Pavese, da cui ho preso la suggestione del titolo, poiché raccontavano in forma di poesia lo stesso sentimento di cui volevo raccontare io: il malore dell'amore, il dolore, ma anche la gioia assoluta».
Mi stava parlando di una storia appena scritta, un romanzo dell'Ottocento ambientato oggi: romantico e moderno ( Cronaca di un disamore , edito ora da Bompiani, pagine 142, e 13).
Non gli sarò mai abbastanza grata di quella confidenza che mi preannunciava una storia d'amore senza sollecitazione orrorifica e di abbandono totale, senza riserve, a un dolore insanguinato al di là della realtà,un sogno d'amore nato dalla sorpresa e finito nel dolore.
Un sogno neanche sfiorato nel suo primo romanzo Il re del mondo (Bompiani), che qui stupisce per la capacità di specchiare proprio la realtà del disamore: affondata ora nella sofferenza di sguardi improvvisamente soffocati in misteriosi silenzi, ora in slanci improvvisamente negati. Una sofferenza legata senza riserve alle esperienze del nostro tempo, che si riconoscono nel libro senza concessioni al desiderio di difendersi da curiosità crudeli e inutili.
Credo che Ivan Cotroneo impersonerà i tremori dei giovani, diventerà il loro cantore, come già lo era stato nel primo romanzo, attraverso un candore glaciale più o meno accettato dai giovani di quei primi tempi.
È chiaro che Cotroneo rappresenta senza esitazioni questi due momenti della gioventù d'oggi; e li rappresenta con trasporto tale da diventarne il cantore: narratore della sua gioventù come Pavese della sua.
Così la sua apparente autoconfessione è in realtà la confessione dei giovani di oggi, un pezzo di vita di tutti.
Tutti uomini in questo libro e dovunque donne fin troppo raccontate.
Perché questa storia tragica e modernissima (che sarà presentata oggi a Milano, alle 19, nello Spazio Calvin Klein di viale Umbria 37) per Cotroneo è soprattutto una storia di amore e di abbandono.
Per me un romanzo bellissimo, bellissimo è la parola.
Questo suo modo semplice, diretto, sincero di narrare si rispecchia nella storia quasi sempre drammatica di tanti ragazzi più o meno giovani di lui. Ormai ci sembra chiaro che attraverso i l s u o «modo» di raccontare sarà capito, seguito da molti e diventerà «il nuovo scrittore d'Italia». Chissà se sarà vero, chissà se gli piacerebbe che fosse vero: il suo stile è così affascinante da augurargli di difendersi da critici impolverati che potrebbero rifiutare le sue regole stilistiche totalmente nuove e aderenti alle leggi naturali della sua generazione.
Forse dovrei raccontare la «trama» del libro: ma è talmente legata alla realtà segreta di Cotroneo da ridursi in poche parole: due uomini si incontrano, si amano, si separano, gettandosi nella disperazione.
Il nostro tempo non è gentile con queste troppo comuni disperazioni.
Finora il dolore è sembrato senza rimedio. Forse le parole di questo grande scrittore offriranno pensieri che permettano alla vita spietata di oggi un avvio verso la serenità.
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